“Padri e Figlie” e l’amore in un film.

Avete mai visto “Padri e Figlie” di Gabriele Muccino? È un film del 2015, con Amanda Seyfried e Russell Crowe.

È bello perché è ben fatto, New York è bellissima e romantica, gli attori sono belli da paura e tanto bravi che non sembra di star guardando un film.

Guardatelo perché la storia non è banale e racconta di quello che secondo me è l’amore per eccellenza, quello con la A maiuscola.

Quello di un padre e sua figlia.

Il padre è lui, bellissimo e dagli occhi blu, caro Russell, e la figlia è lei: dolce e immensa Amanda.

Lui è uno scrittore, vincitore del premio Pulitzer che, in un incidente stradale, perde la moglie e si trova a dover combattere con tutte le sue forze per trattenere sua figlia con sé. Che invece la cognata e il marito vogliono togliergli, per quelle preoccupanti crisi epilettiche che comincia ad avere a seguito dell’incidente e per un’eccesso di egoismo e cattiveria che fa riflettere.

La storia procede su due binari paralleli, passato e presente, cause ed effetti, si mischiano continuamente e suggestivamente, confondendo talvolta.

E il film è pieno d’amore, da quando comincia finché non finisce: c’è un padre che combatte contro tutti per avere l’affidamento della sua bambina, e poi c’è l’amore che incontra lei, che il padre le aveva promesso sarebbe arrivato, prima o poi… e che arriva. Grande e, anche questo, come è difficile dopo tanti film che d’amore hanno già parlato, mai in maniera scontata, banale.

Perché Amanda Seyfried è una ragazza che dalla vita è stata delusa, che ogni sera va a letto con un ragazzo diverso per colmare quelle voragini aperte che nessuno ha mai richiuso, e quando ne trova uno per cui lei è davvero importante, rischia di perderlo clamorosamente.

E lui, quello importante, che per esser tale basta fare il nome dell’attore (Aaron Paul) è l’uomo che tutti sognano. Gli perdoniamo la fronte alta e i capelli anni 90, perché la sua recitazione tocca parti del cuore che non ero convinto di possedere.

Se non l’avete visto, guardatelo. Perché ne vale la pena.

Perché l’amore, ormai banalizzato e sminuito, raccontato in ogni modo e con mille sfumature, qui è presente, tanto! e mai troppo, fino a commuovervi e poi a muovervi.

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